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Ven 07 Set 2018

L'’innovazione nella R&S

L’importanza dell’innovatività, del rischio e della riproducibilità.
 
Attualmente chiunque gestisca un’impresa sa che l’innovazione è l’elemento in grado di fare la differenza tra un progetto imprenditoriale di successo o meno.
Si tratta di un principio che è sempre stato vero ma, negli ultimi anni, ha raggiunto un livello d’importanza tale da essere irrinunciabile per qualunque imprenditore.
L’innovazione, nello specifico la Ricerca e Sviluppo (R&S), è anche al centro del sistema d’incentivi previsti dal piano Impresa 4.0 e del connesso credito d’imposta, definito dal decreto attuativo del 27/maggio/2015 del mise, pubblicato nella G.U n.174 del 29-7-2015.
 
Alla luce di tale premessa acquista importanza anche la necessità di comprendere appieno quando un’attività possa essere considerata innovativa.
L’imprenditore, infatti, potrebbe trovarsi in difficoltà, in questa individuazione, con il rischio di ignorare i possibili vantaggi di una sua attività, potenzialmente innovativa, oppure di considerare innovativo qualcosa che, invece, non lo è.
 
Alla luce di questa problematica occorre, innanzitutto, individuare un criterio specifico che ci consenta di riconoscere una serie di caratteristiche che ci permetteranno di affermare che quel progetto che l’impresa sta sviluppando (prodotto, processo, organizzazione del lavoro…) è innovativo.
Per fare ciò è utile fare riferimento al Manuale di Frascati, il quale elenca i criteri stabiliti dall’ OCSE perché si configuri un’attività di Ricerca e Sviluppo.
 

Il manuale stabilisce che un’attività di Ricerca e Sviluppo deve avere come obiettivo la ricerca di nuovi concetti o idee finalizzati a migliorare lo stato attuale della conoscenza ed individua cinque criteri generali che devono essere rispettati nel procedimento di individuazione quali: innovatività, creatività, non predeterminabilità dei risultati e la loro sistematicità, trasferibilità e/o riproducibilità.

  

Innanzitutto l’attività innovativa deve sviluppare un miglioramento apprezzabile, rispetto alla situazione precedente; sono quindi escluse le modifiche meramente di routine, applicate su processi o servizi già esistenti e che consistono in meri aggiornamenti periodici degli stessi.
 
 
Seguendo questo schema possiamo dire che, nella Ricerca e Sviluppo, la prima consiste nella creazione di nuove conoscenze per l’azienda e il secondo nel trasferimento di queste nuove conoscenze ai prodotti e/o ai processi industriali.
 
Altro concetto interessante, specificato dalla risoluzione 46/E del 22 Giugno 2018, attiene all’elemento del rischio che deve essere connesso all’attività di R&S la quale, per essere tale, deve prevedere la possibilità del rischio finanziario e dell’insuccesso tecnico, a riprova che ci si sta muovendo in un territorio nuovo, con tutte le opportunità, ma anche le problematiche del caso.
 
Altro elemento importante da considerare è dato dalla riproducibilità dei risultati, i quali devono poter essere applicati, in diverse situazioni, realizzando un’innovazione che apporti benefici all’intero sistema. Di conseguenza non può essere innovativo un miglioramento realizzato in circostanze eccezionali e irripetibili.
 
Concludendo si può affermare che un’impresa può ragionevolmente ritenere di aver realizzato un’attività innovativa quando, grazie a questa, essa ha acquisito nuove conoscenze, ha migliorato quelle esistenti o ha imparato ad applicarle in maniera nuova rispetto al passato, attraverso un’attività di ricerca e sviluppo che le ha permesso di individuare un nuovo metodo per svolgere l’attività imprenditoriale o un nuovo prodotto, in un contesto che permetta la riproducibilità di questa novità anche per futuro.
 

 

 

 

Fonti: MISE; Il Sole 24 Ore, Manuale di Frascati.